Il 14 maggio 1706 i francesi di La Feuillade forti ora di 44.000 uomini iniziano le operazioni di assedio.
In vista del temuto assedio, le opere difensive di Torino sono state irrobustite e perfezionate. La città è completamente circondata da una grandiosa cerchia di fortificazioni, che si spingono fino alla collina, e completano il baluardo costituito dalla magnifica cittadella, costruita un secolo e mezzo prima dal Duca Emanuele Filiberto, dopo il trasferimento della capitale del Ducato da Chambèry a Torino.
Torino è una delle più moderne piazzeforti d’Italia, ma non è soltanto una piazzaforte. E’ una città di 40.000 abitanti che emerge dalla pianura con torri e campanili, ricca già dei primi palazzi barocchi, di belle strade, di una “cultura” che, grazie anche alle immagini del “Theatrum Sabaudiae”, l’ha resa famosa in Europa.
GIANDOJA il minatore!
Tra i minatori chiamati a contribuire alla difesa della cittadella di Torino dall’assedio francese vi era un certo Giandoja, nato a Oja vicino a Racconigi... In quanto minatore aveva maturato al suo paese l’abitudine a lavorare sottoterra e per questo fu destinato alle truppe addette alla difesa delle gallerie sotterranee della fortezza torinese, che i francesi tentarono più volte di violare durante i mesi dell’assedio. Veniva chiamato, come molti a quel tempo, con un soprannome: "Giandoja dalla testa di ferro”.
Nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1706 si trovava, con un compagno, ( Pietro Micca) vicino ad una porta che sbarrava la scala di discesa dalle gallerie superiori a quelle inferiori, che immettevano all’interno della cittadella. L’episodio
E’ un’azione che si svolge in pochi minuti. Alcuni soldati francesi riescono a penetrare nella galleria alta, dopo avere sopraffatto gli uomini di guardia, e cercano di sfondare la porta che dà sulla scala per scendere nella galleria bassa. La porta sta per cedere sotto i colpi violenti, quando Pietro Micca vede il compagno in difficoltà nel sistemare la miccia e far esplodere il fornello, predisposto per sventare l’irruzione dei nemici, dando ai difensori il tempo di allontanarsi. Senza indugio, allontana il compagno e dà fuoco alla miccia, troppo corta: l’esplosione quasi immediata fa crollare la volta della scala e travolge i francesi, ma uccide anche il coraggioso minatore, che non ha il tempo di fuggire e viene scaraventato lungo la galleria bassa. Il suo corpo verrà ritrovato a quaranta passi dalla scala.
L’episodio, anche se non fu decisivo ai fini della salvezza della fortezza e della città, come da qualche parte si sostenne, testimonia un limpido atto di eroismo compiuto da un soldato consapevole del suo dovere. Giandoja sentendosi in debito verso l’amico appena scomparso, decide, in accordo con alcuni soldati, di affrontare i francesi a suon di bastonate, cacciandoli per sempre da Torino.
Lo spettacolo
Lo spettacolo ripropone un avvenimento storico molto fedele, per nomi e personaggi, alle battaglie del 1706.
Il copione da noi trovato negli archivi della collezione presenta un Giandoja forte e coraggioso, vero ed unico salvatore della città di Torino, dopo la scomparsa di Pietro Micca.
Debutto Nazionale previsto settembre 2006. |